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25 Ottobre 2018

Effetto Montemagno: come tenere alta l’attenzione del tuo spettatore con un taglio

una scena di au bout de souffle

Lo conosci? Non l’effetto Montemagno di cui scrivo qui sotto ma proprio lui Marco Montemagno e i suoi video quotidiani. Questo è il suo canale You Tube e in questa intervista Luca Mazzucchelli gli fa qualche domanda sulla sua routine nel realizzare i video.

Montemagno è visionario e avanguardistico: legge, traduce e riassume tonnellate di libri, abbozza tendenze sul futuro a noi che viviamo nella soleggiata e sonnolente penisola.

Non è questo il punto. Può piacere o meno, indubbiamente è un imprenditore digitale di successo ma – soprattutto – pubblica un video al giorno. E’ impegnativo, occorre avere contenuti validi e tanta disciplina. Detto questo, mi interessa qui il suo stile di montaggio. Quello che chiamo qui effetto Montemagno aiuta a mantenere uno standard produttivo efficace, soprattutto per chi si sente impacciato davanti all’obiettivo.

Ti spiego in tre punti come.

#jump cut

Non li ha inventati Montemagno i salti di montaggio. Erano considerati un disturbo percettivo nel linguaggio cinematografico e sono stati sapientemente evitati fino all’uscita di Au but de souffle quando Jean-Luc Godard ha deciso che il cinema era abbastanza maturo da poter mostrare la sua essenza. Il montaggio non doveva scomparire ma poteva farsi riconoscere: qui qualche minuto del film.

Un fermo immagine di Fino all'ultimo respiro

Dal 196o ad oggi sugli schermi gli esempi di jump cut non si contano e l’effetto Montemagno non è tra i più significativi. La cosa interessante  è che Montemagno ha fatto di un’esigenza produttiva auto imposta -pubblicare un video al giorno- una cifra stilistica. Tagliare e incollare video, prendere le frasi meglio riuscite e accostarle in rapida successione, ti permette di girare senza un copione, ma con una scaletta ben chiara in test.

Un volta  preso confidenza con un programma di montaggio video, la post produzione ti aiuta a velocizzare la fase di preparazione e riprese

Ti sembra un controsenso? Continua a leggere

 # script

Quando ti metti davanti alla telecamera per raccontare al mondo quello che hai da dire, devi avere il tuo discorso in testa. Quando sei alle prime armi, il consiglio è scrivere un copione: un testo con uno stile adeguato alla lingua parlata. Occorre annotare pause, gesti e sguardi ed esercitarsi a provarlo davanti ad uno specchio. L’esercizio migliora la performance e un video dopo l’altro si evitano i momenti di incertezza e gli sguardi dubbiosi.

Se pensi di registrare i tuoi 3-5 minuti di video dall’inizio alla fine, questa è la procedura più sicura: avere uno script. Hai il vantaggio di poter ri-registrare  quante volte vuoi ma lo svantaggio che gli “ehm” si notano più che dal vivo. Il tempo dipende da quante volte ripeti l’intera registrazione e quanto sei perfezionista ed esigente verso te stessa.

immagine di SkyTG24 con Montemagno

In alternativa puoi ricreare l’effetto Montemagno che chiamiamo con il vero nome jump cut, pratica diffusissima tra i vlogger. Ti crei una scaletta per avere in testa la costruzione retorica di quello che vuoi comunicare. Inizi registrare e, quanto una singola frase non ti piace, ti fermi, prendi fiato e la riregistri subito. Il ritmo del discorso lo crei dopo, in post produzione. 

Ho fatto alcuni test e raramente  Montemagno raggiunge le 30 parole a inquadratura, tra un taglio di montaggio e il successivo. Sicuramente potrebbe registrare 10 minuti di filata: ha un passato in TV e la retorica non gli manca. Se gli stacchi sono una necessità o una scelta poco importa. Fare del jump cut una cifra stilistica è utilissimo per chi teme la videocamera: registrare 30 parole senza impappinarsi intimorisce meno, almeno per chi non è un abile oratore.

Stacchi e tagli di montaggio creano un ritmo serratissimo: si eliminano pause e respiri, con un effetto quasi innaturale.

Il ritmo energico e coinvolgente, i disturbi percettivi degli stacchi e l’effetto innaturale aiuta a mantenere l’attenzione dello spettatore. anche quando lo speaker non ha una performance da cabarettista.

 #videoediting

Quando ero più giovane e facevo la media educator andavo nelle scuole e realizzavamo un cortometraggio in 4 o 5 incontri. Una volta il mio amico e collega educatore ha voluto che il protagonista fosse il ragazzino più impacciato della classe. Gli educatori sono fatti così non badano troppo al risultato ma al senso del progetto. Il ragazzino in questione doveva sfidare e vincere il rivale della banda opposta, in una gara di break dance. Inutile aggiungere che il nostro protagonista non era troppo portato per la danza. Chi ha potuto paragonare performance dal vivo e video montato, è rimasto a bocca aperta: sembrava che il protagonista fosse un ballerino.

Fred Astaire in Damsel in distress

Il montaggio cinematografico può barare e creare una realtà che prima non c’era. Il cinema classico attribuiva la bravura di un performer – nei musical come nei film di Kung Fu – in maniera inversamente proporzionale al numero di tagli di montaggio: nel video Fred Astaire balla e suona la batteria in un’inquadratura da 3′ 30” di Damsel in distress. Ritmo e stile li puoi ricreare in post produzione e nell’era del taglia e incolla digitale non è troppo complesso o dispendioso. Ti serve capire cosa affronti meglio se la tenuta davanti alla telecamera oppure gli artifici dietro ad un computer.

Il massiccio utilizzo del jump cut accomuna parecchi youtubers, soprattuto quelli che guardano dritto in camera e raccontano, senza immagini di copertura.

Ho parlato di Marco Montemagno perché è il fenomeno del momento e perché ha un ritmo di produzione efficientissimo. L’effetto Montemagno e il jump cut sono però il pretesto per scendere nei dettagli di cosa è un format e come lo si crea.

Se vuoi saperne di più rispetto al jump cut ed al montaggio video in venerale, probabilmente una consulenza PILOTA è quello che ti ci vuole 😉

 

Silvia Bevilacqua

maestra di videoMAGIE

Creo video e insegno a farlo
a chi ha un'impresa STRAordinaria da raccontare

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